Prestito tra privati restituzione

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Le ultime statistiche relative all’Italia, formulate dall’Istat, affermano che nel corso del mese di dicembre del 2020, sono stati persi altri 101mila posti di lavoro. Mentre tra precari e autonomi sono 444 mila i posti falcidiati dalla crisi economica in atto.

Se il dato è negativo, secondo l’economista Fedele De Novellis, partner di Ref ricerche e responsabile del gruppo di lavoro Previsioni e analisi macroeconomiche, non dice però tutto. In quanto il mercato del lavoro sottostante va molto peggio e, se si considerano anche i cassintegrati e gli inattivi, i disoccupati “potenziali” aumentano di un altro milione. I posti di lavoro effettivamente a rischio non si vedono per effetto del ruolo protettivo degli ammortizzatori sociali e del blocco dei licenziamenti. Ma ci sono e incombono alla stregua di un convitato di pietra.

Una possibile soluzione: il prestito tra privati

Alla luce di queste dinamiche, mai come ora appare evidente la necessità di un sistema creditizio in grado di sostenere chi si trova maggiormente esposto ai venti della crisi. Sistema che, però, dal canto suo, non è in grado di reggere alla pressione, a causa della grande mole di prestiti che non sono mai stati restituiti da coloro che li hanno richiesti negli anni precedenti.

Occorre infatti ricordare che nel nostro Paese, l’esercito dei cosiddetti “cattivi pagatori” è foltissimo. Si stima che siano appena dieci milioni i cittadini in grado di vantare i requisiti essenziali per poter accedere ad un finanziamento, ovvero adeguata capacità reddituale o patrimoniale e merito creditizio. Tutti gli altri, per un motivo o per l’altro, non sono in grado di fornire garanzie. A partire, appunto, dai cattivi pagatori. Ovvero coloro che per un motivo o per l’altro sono stati iscritti nei data base gestiti dalle cosiddette centrali rischi.

Anche in questo caso il numero è talmente grande da aver spinto il Parlamento ad approvare una sospensione delle segnalazioni a favore delle piccole e piccolissime imprese in difficoltà le quali hanno i requisiti per accedere al congelamento temporaneo dei pagamenti di prestiti introdotto dal Governo con il decreto Cura Italia al fine di sostenere l’emergenza sanitaria e la crisi economica legata al lockdown.

Rimangono però tutti gli altri, i quali magari neanche hanno un lavoro e non hanno i requisiti neanche per poter accedere al Reddito di Cittadinanza. Molti dei quali hanno ravvisato nel prestito tra privati una possibile soluzione ai propri problemi. Di cosa si tratta?

Prestiti tra privati: di cosa si tratta?

I prestiti tra privati sono quei finanziamenti i quali non sono elargiti da banche o finanziarie. La trattativa, infatti, vede il coinvolgimento di due privati e culmina in un accordo che può avere forma scritta o meno.

Quando si decide di farvi ricorso, occorre però un surplus di attenzione, in quanto si tratta di un terreno abbastanza scivoloso. Tale da provocare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, la quale ha pubblicamente formulato l’ipotesi che dietro questo genere di accordi possa celarsi vera e propria evasione fiscale.

Proprio per questo, occorre che l’accordo tra le controparti sia formulato in maniera congrua, in maniera da poter avere piena validità legale. Indicando in forma chiara non solo l’entità del prestito, ma anche il tasso di interesse ove esistente, la tempistica di rientro e le eventuali garanzie a tutela del prestatore. Non farlo apre la strada a possibili contenziosi di carattere legale, i quali andrebbero evitati soprattutto nel caso di accordi tra familiari o conoscenti.

Prestito tra privati: come farsi restituire i soldi prestati?

Come è possibile avere garanzie in ordine alla restituzione dei soldi, in un prestito inusuale come quello tra privati? Siamo infatti in presenza di un accordo che a volte può avvenire anche su base orale o magari con la redazione di un documento estremamente scarno, frutto della fiducia che caratterizza un rapporto come quello tra familiari o stretti conoscenti.

Il modo migliore di porre una base in grado di fornire garanzie al prestatore è la scrittura privata. La quale, però, se da un lato obbliga il richiedente a restituire la somma concordata, ove non si tratti di una donazione, dall’altro non fornisce reali garanzie in ordine al suo effettivo rimborso.

Può infatti avvenire che il debitore persista nel suo momento di difficoltà e non sia quindi in grado di ottemperare all’accordo. La cosa migliore, quindi, consiste nel ripiegare su condizioni in grado di impedire che gli accordi sul piano di rientro vengano disattesi. I quali esistono senz’altro.

L’utilizzo delle cambiali

Il primo modo per poter avere una certa tranquillità in ordine alla restituzione di quanto concordato è rappresentato dalla cambiale.

Trattandosi di un titolo di credito, la parte che ne è in possesso può ottenere dal debitore il pagamento di quanto dovuto secondo quanto viene riportato al suo interno. In mancanza di esso, può quindi procedere al pignoramento del bene posto a garanzia della cambiale.

Si tratta di una formula magari sgradevole da utilizzare in presenza di un rapporto come quello esistente tra consanguinei o conoscenti stretti, ma comunque in grado di porre un punto fermo: la somma concessa deve essere risarcita, a meno che non sia intenzione delle parti risolvere il tutto in via informale, confidando nella reciproca comprensione.

La denuncia del debitore insolvente

Nel caso in cui il debitore sia insolvente, il creditore può naturalmente ricorrere alla giustizia civile. Per farlo, però, deve presentare le prove dell’accordo intercorso tra le parti. Una cosa che è possibile soltanto nel caso in cui sia stato sottoscritto un contratto o comunque una scrittura privata.

In questo caso, la situazione che si presenta può avere due sfaccettature:

  1. il debitore si rifiuta di assolvere al suo obbligo, rendendo possibile una querela per appropriazione indebita;
  2. afferma invece di non essere in grado di restituire quanto promesso nei tempi concordati e in questo caso si può ricorrere ad una procedura per il recupero crediti, come appunto la giustizia civile. La quale può non solo comportare tempi lunghi, ma anche presentare le difficoltà derivanti dallo status di nullatenente della controparte.

In questo secondo caso, occorre sapere che i prestiti cadono in prescrizione dopo dieci anni. Per evitare che il tutto decada a livello legale, occorre quindi inviare una comunicazione di posta elettronica certificata (PEC) o una raccomandata per ricordare all’interessato il persistere dell’obbligo. Sperando che nel lasso di tempo in questione lo stesso sia finalmente riuscito a risolvere i suoi problemi economici e a risarcire il creditore. In caso di suo decesso, il debito passa a carico dei familiari.

Attenzione alla restituzione

Nell’ipotesi di una felice conclusione della questione, ovvero che il debitore sia in grado di pagare il suo debito come previsto dall’accordo intercorso, occorre però ricordare che occorre fare attenzione alle modalità di attuazione del piano di rientro.

Se il prestito è sotto i 3mila euro, si può infatti restituire il tutto in contanti, senza eccessivi problemi. In caso venga valicata questa soglia, occorre invece fare ricorso ad un assegno o ad un bonifico bancario, per non infrangere le leggi in tema di evasione fiscale.

Nel caso si ricorra ad un bonifico, occorre invece essere molto precisi. Indicando in particolare.

  • la data in cui è stato concesso il prestito;
  • quella in cui è stata redatta la scrittura privata;
  • la finalità del prestito.

Nel caso questi dati non siano riportati, il rischio è il mancato riconoscimento da parte dell’Agenzia delle Entrate, ove la stessa decida di ricorrere ad accertamenti.

Convengono i prestiti tra privati?

L’ultima questione da affrontare è quella relativa alla effettiva convenienza del prestito tra privati. Una questione che, a volte, neanche si pone, in quanto per alcune persone si tratta in effetti dell’estrema ratio, non essendo nelle condizioni di poter ottenere prestiti dal settore creditizio tradizionale oppure online per mancanza di garanzie.

Per queste persone, quindi, il prestito ottenuto da un parente o da un conoscente può essere l’unica soluzione realmente praticabile. Anche perché proprio in considerazione dei rapporti esistenti tra le controparti è possibile riuscire a spuntare tassi di interesse e condizioni meno draconiane di quelle che sarebbero possibili relazionandosi con una finanziaria.

Meno evidente il vantaggio di una soluzione simile per chi concede il prestito. In quanto non ha nessuna garanzia di rientrare in possesso della somma prestata e potrebbe addirittura essere costretto a ricorrere alla giustizia civile per vedere riconosciuto il suo buon diritto. Finendo però per guastare un rapporto di lunga data.

Proprio per questo motivo sarebbe sempre il caso di dare vita ad un contratto scritto o ad una scrittura privata redatta con precisione chirurgica. Evitando per quanto possibile accordi verbali che lasciano il campo aperto a possibili attriti.

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