Prestito tra privati orale

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La situazione economica resa complicata dalla pandemia di Covid in atto, ha ancora una volta messo in grave difficoltà un grande numero di persone, in particolare i soggetti più deboli. Persone le quali non riescono a procacciarsi un reddito sufficiente o che non possono vantare rapporti di lavoro a tempo indeterminato. Tali da tradursi in entrate certe mese dopo mese, necessarie per poter conservare una certa stabilità finanziaria.

In tempo di lockdown, molti di loro non hanno neanche potuto contare sugli aiuti statali, ritrovandosi così in una situazione sempre più precaria. Tale da rendere sempre più concreto il pericolo di scivolare nella povertà assoluta.

Per cercare di ovviare a questa situazione, molti hanno provato a richiedere prestiti. Trovando però un vero e proprio muro da parte di un settore creditizio che non si fida ad aprire i cordoni della borsa. Anche perché a sua volta alle prese con una mole ingente di crediti insoluti, ovvero prestiti che non sono mai stati ripagati dai debitori.

In questa situazione di assoluta emergenza, in molti hanno quindi iniziato a guardarsi intorno, alla ricerca di soluzioni alternative. In particolare quelle che non prevedono il coinvolgimento di un settore creditizio troppo chiuso in sé stesso. Che esistono, pur comportando notevoli problemi.

I prestiti tra privati sono una possibile soluzione

I prestiti possono essere concessi anche da privati. Si tratta di una forma creditizia non molto conosciuta e praticata, contemplata però dal nostro ordinamento giuridico. Il quale ammette anche la validità di un prestito concordato in forma orale, ovvero senza che sia stato stipulato un vero e proprio contratto tra le controparti.

Si tratta però di una formula tale da creare non pochi problemi, soprattutto nel caso in cui si crei un contenzioso, magari per il mancato pagamento di quanto dovuto da parte del debitore. In casi di questo genere, non è infatti sufficiente esibire la copia dell’assegno bancario incassato da colui che ha ricevuto il prestito per ottenere la restituzione della somma. Andiamo quindi a vedere meglio la questione.

E’ valido il prestito tra privati verbale?

L’accordo verbale tra privati, relativo alla concessione di un prestito è sicuramente valido e basta una semplice stretta di mano per dare una veste ufficiale all’intesa. Nel metterlo in atto, però, le controparti dovrebbero usare due precisi accorgimenti:

  • l’eventuale piano di rientro concordato non dovrebbe prevedere interessi superiori al tasso di usura, il quale viene stabilito trimestralmente dal ministero dell’Economia;
  • nel caso si tratti di contanti, la cifra scambiata non deve superare i limiti di tracciabilità imposti dalla legge, i quali almeno sino al 2022, sono pari a 2mila euro.

Una volta che la cifra concordata sia stata  consegnata al richiedente, scatta automaticamente l’obbligo della restituzione, entro un termine il quale può appunto essere concordato dagli interessati. Ove invece non lo sia, il creditore ha la facoltà di chiedere la restituzione del prestito in qualsiasi momento.

Nel caso in cui il debitore si rifiuti di soddisfare la richiesta, il primo può a sua volta rivolgersi alla giustizia. Dando in pratica mandato al giudice competente per fissare un termine congruo, il quale dovrà naturalmente tenere conto dell’importo prestato e delle capacità reddituale del debitore. Per arrivare a questo punto, però, il creditore deve dimostrare che si sia effettivamente trattato di un prestito tra privati.

L’onere della prova

Secondo un principio di diritto, consolidato in giurisprudenza, chi chiede la restituzione di una somma di denaro, affermando di averla in precedenza corrisposta a titolo di prestito, è tenuto a provare non solo l’effettiva consegna del denaro, ma anche che l’accordo intercorso tra le parti prevedesse l’obbligo di restituzione.

Ad affermarlo  è l’articolo 2697 del Codice civile, il quale parte dal presupposto che una somma di denaro può essere consegnata per vari motivi. Nel caso in cui il beneficiario della somma pattuita riconosce di averla ricevuta, negando al contempo trattarsi di un prestito, si entra in un terreno abbastanza scivoloso. In quanto la causale dell’accordo potrebbe essere una donazione, il compenso per delle prestazioni lavorative o un semplice rimborso spese.

Per vedersi dare ragione dal giudice, quindi, il creditore è obbligato a fornire la prova della sua tesi. Nel caso non riesca a farlo, il giudice deve dare ragione a chi sostiene non trattarsi di un prestito, ma di semplice donazione. Una procedura che è del resto accettata da alcune sentenze della Cassazione, in particolare la n. 9864 del 07/05/2014.

Proprio per fare in modo da tutelare la tranquillità delle parti in causa, quindi, nel caso in cui si intenda dare vita ad un prestito tra privati si consiglia di sottoscrivere una semplice scrittura privata nella quale sia evidenziata la causale della dazione del denaro, i tempi per la restituzione e tutti gli accordi del caso.

Cosa accade se il debitore non paga?

Se tutto va liscio, la forma orale dell’accordo tra privati può in effetti costituire un vantaggio, in quanto elimina qualsiasi complicazione. Se però le parti danno vita ad una causa ordinaria e il giudice emette una ordinanza a favore del creditore, può venirsi a creare una ulteriore strozzatura.

Derivante in particolare dal fatto che il debitore risulti nullatenente. Una eventualità non proprio infrequente, considerato come chi abbia sufficiente capacità reddituale solitamente preferisce relazionarsi con il settore creditizio tradizionale, avendo la possibilità di ottemperare tranquillamente al piano di rientro della cifra richiesta.

In questo caso il riconoscimento delle proprie ragioni in un’aula di tribunale potrebbe rivelarsi una vera e propria vittoria di Pirro. Poiché il debitore non risulta possessore di beni, non ha alcun senso avviarne il pignoramento. L’unico modo di rivalersi per chi ha prestato i soldi, nel caso il debitore abbia millantato sufficienti capacità economiche per ripagare il debito contratto, è una vera e propria denuncia per insolvenza fraudolenta. Una piccola consolazione, considerato che comunque rientrare in possesso della cifra prestata rimarrebbe impossibile.

In pratica, quindi, l’unica speranza di rientrare in possesso dei soldi prestati consiste nell’attendere che il debitore ottenga un lavoro oppure erediti una cifra sulla quale rivalersi. Mentre nel caso di un suo decesso, il debito andrebbe a ricadere sugli eredi. I quali potrebbero essere oggetto di azione legale, ove il debito non fosse prescritto.

Ricordiamo che il termine per la prescrizione di un prestito è di 10 anni e può essere evitata tramite l’invio, prima della scadenza del decennio, di una diffida di pagamento, tramite raccomandata a.r. o Pec (Posta elettronica certificata). Nella comunicazione devono essere chiaramente indicati l’importo e la causale. La diffida dovrà poi essere inviata anche alle successive scadenze dei dieci anni, nel caso il debito sia rimasto insoluto.

I prestiti tra privati sono ormai una necessità

I prestiti tra privati sono una formula sempre più praticata nel nostro Paese, nonostante le possibili difficoltà che comportano. Il motivo di questo trend è da ricercare proprio nel fatto che ormai un gran numero di nostri connazionali ha difficoltà a relazionarsi con il sistema creditizio tradizionale.

Basti pensare al proposito che, secondo recenti statistiche, sarebbero appena dieci milioni coloro che in Italia possono chiedere un prestito senza eccessivi problemi. Tutti gli altri fanno parte della categoria dei cattivi pagatori (in cui rientrano coloro che non hanno ottemperato in passato ad un piano di rientro oppure lo hanno fatto con difficoltà, ad esempio saltando delle rate) o non possiedono adeguata capacità reddituale. Si pensi ai tanti lavoratori precari o a coloro che non hanno una busta paga su cui poter contare per impostare un piano di rientro.

Categorie le quali vengono regolarmente a trovarsi in difficoltà quando la congiuntura economica non è favorevole. I prestiti tra privati sono quindi una possibile soluzione all’ostracismo di banche e finanziarie.

Conclusioni

I prestiti tra privati sono una possibile via di uscita per chi non ha la possibilità di avere proficue relazioni con le aziende che erogano credito nel nostro Paese. Le quali sono tornate a restringere i criteri di accesso ai finanziamenti proprio in considerazione di una situazione economica molto incerta. La quale dovrebbe durare ancora a lungo, con notevoli rischi per le categorie più esposte dal punto di vista sociale.

In questa situazione in molti hanno iniziato a guardarsi intorno, con il fine di trovare soluzioni alternative. Individuandole nei prestiti tra privati. All’interno dei quali una particolare categoria è rappresentata da quelli che si fondano su un accordo orale.

Proprio l’assenza di un vero e proprio contratto, però, comporta problemi di non facile soluzione. Soprattutto nel caso in cui il debitore si rifiuti di onorare l’accordo intercorso e di restituire quanto ricevuto. Una eventualità tale da comportare il ricorso alla giustizia civile, ma anche il sorgere di notevoli problemi, in mancanza di prove concrete.